Vettriano

Vettriano

domenica 15 dicembre 2013

14/12/13

La luna la vedo come se stessi piangendo, ma non sono le lacrime che non ho più a renderla così opaca, è solo il velo di umidità che condanna questa città alla sfumatura eterna.

La panchina della mia infanzia rubata mi restituisce brividi di ferro lungo la schiena, e mi viene da pensare che l' immutabilità stia sul fondo di tutte le progressioni.

Perché dopo vent' anni confondo ancora gli uteri e le mani, e se faccio male alle mie vorrei ferire quelle sue, e se cerco rifugio è perché mi sento ancora feto e già madre, e non so dove fuggire, perché di elemosina non ne chiedo più al cielo, agli altri, che prendono dalle mie tasche solamente quello che serve e poi vanno via sbattendo la porta. Non ho più nulla qui, in questa casa che non mi è mai appartenuta, ogni oggetto della mia stanza è una cosa di qualcun altro, non hanno più storia nemmeno questi libri, catalogati sistematicamente per sentirli miei, per averli dentro di me.

Risento le risate, le grida, i sospiri dei primi baci in questa strada illuminata dall' ipocrisia del Natale, e per quanto un macigno spinga nel mio stomaco chiedendomi di uscire, io non gli concedo più udienza, e mi guardo intorno per cercare il sale che mi manca, io voglio piangere, fatemi piangere, vi prego, vi imploro.

Si avvicina pericolosamente un altro diciotto dicembre, utilizzo tutte le mie forze per guardare soltanto avanti a me, ce l'ho, ho il controllo dei muscoli del mio collo, resto ferma a fissare la linea sbieca dell' orizzonte, non girarti, non farlo, non troverai nessuno ai tuoi fianchi, figurarsi dietro di te, non girarti, non è giusto, stringi i pugni e continua a camminare, avanti, avanti, sempre avanti anche quando le ginocchia si sbucciano tra i rovi della notte e lo stomaco si rifiuta di accogliere cibo, sempre avanti, avanti, portati dietro come il più grande tesoro che hai la tua capacità di amare, quella e solo quella ti resta, quella e per quella vivi, lei è il tuo vessillo, il senso, semina amore, semina amore, e raccogline pure tempesta, ma semina, semina amore finché te ne resta in corpo.

...Ma il mio sogno si nutre col niente, eppure quel che sogno non è nulla di diverso dal calore di una casa modesta, dove posso ritrovarmi a sera con chi sente per me affetto e vuole stare accanto.

Non so in che mondo sono finita, in quale universo sono capitata, per caso, per puro incidente, ma sono ventidue anni che tutto questo non mi piace affatto.

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